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la testimonianza che leggerete è rivolta a tutte voi nella speranza possa servire a colmare eventuali dubbi o rispondere alle tradizionali domande che spesso viene spontaneo porsi prima di un’esperienza così importante. Dedico inoltre questo contributo scritto
all’agenzia Erc Euroeduca che ha reso possibile …con i fatti e non solo a parole…il concretizzarsi di questa bellissima avventura americana. Un grazie di cuore a Loredana Croce e alle sue collaboratrici Annalisa e Monica per aver mantenuto fede a tutte le promesse fatte.

Eva Bruschini

 

Ciao!

credimi, 365 giorni (e + nel mio caso) sono difficili da riassumere, ma cercherò di fare del mio meglio. Ho conosciuto l’esistenza di questo programma di scambio culturale per caso, rileggendo un vecchio inserto di giornale che avevo conservato. Ho telefonato per maggiori informazioni a Erc Euroeduca 02.89013014 (che ti ricordo,  è l’unica agenzia in Italia ad avere l’esclusiva dal governo americano per sponsorizzare questo programma.) ed ho preso un appuntamento senza impegno.

Sono così andata in Piazza S. Alessandro 2  (nei pressi di Piazza Missori, a pochi passi dal Duomo e che quindi si raggiunge comodamente con tutti i mezzi pubblici) dove mi hanno minuziosamente spiegato questa straordinaria opportunità e mi hanno consegnato una brochure con tante informazioni utili. 
Per preparare bene tutta la documentazione richiesta è stato necessario un po’ di “impegno”, ma tutti di Erc Euroeduca mi hanno assistita moltissimo durante la preparazione dei documenti  con consigli pratici derivanti dalla loro lunga esperienza.  
Considera infatti che la compilazione della modulistica richiesta, che si trova allegata al libretto informativo che l’agenzia ti rilascia, è il tuo biglietto da visita per partire.

Una volta consegnato tutto correttamente, Erc Euroeduca  ha rivisto il tutto, verificando che fosse coerente e corretto, quindi ha spedito la mia candidatura all’agenzia  Au Pair in America, 37, Queen’s Gate , London S W 7 – 5 H R
Da quel momento potevo essere contattata in ogni momento da più potenziali famiglie americane. Per questo motivo è importante specificare nei forms anche l’ orario di reperibilità ed eventualmente  più di un recapito telefonico.
Io ho deciso positivamente fin dalla prima famiglia che mi ha contattata, (anche perché corrispondeva pienamente alle mie aspettative).
Sono partita esattamente il 26 giugno 2001 con un visto J1, che significa 12 mesi di permanenza + un eventuale 13° mese facoltativo…che io, (come la maggior parte delle au-pairs), ho sfruttano per viaggiare.

Consiglio:
Quando ricevi la documentazione dagli uffici di Londra per richiedere il visto J1 se sei di Milano, puoi rivolgerti all’ American Service Center,
Via Pantano 26 – 20122 Milano  tel. 02.80.56.273 - fax. 02.86.93.351
Io senza fare lunghe file ho ottenuto il visto dopo 2 giorni. Se abiti lontano da Milano puoi comunque provare a telefonare per informarti dell’esistenza di un eventuale altro centro nella tua città.

Per qualsiasi altro chiarimento potrai comunque scrivere un e-mail direttamente all’agenzia di Londra ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) o chiamare al n. 0044.(0)20-75.81.73.25

Prima di conoscere fisicamente la mia famiglia ospite, sono stata a New York per quattro giorni prendendo parte al corso obbligatorio di orientamento, totalmente gratuito, organizzato da psicologi appartenenti al programma Au Pair in America..
Quando sono arrivata all’aeroporto di New York un responsabile dell’agenzia mi aspettava davanti al gate di uscita con un cartello enorme con scritto appunto


Au pairs in America
All’esterno, fuori dal gate British Airways (compagnia con la quale di solito si vola per chi proviene dall’Italia), ci aspettava un  pullman.
Come me c’erano tante altre au-pairs provenienti da ogni parte del mondo e credimi, l’atmosfera e’ stata subito positiva e accogliente.
Nessuno si aspetta da te un inglese perfetto e comunque non dimenticare che le altre ragazze si trovano in America esattamente per imparare la lingua come te.
Ad ogni modo, una volta fatto l’appello per verificare la presenza di tutte le ragazze au-pairs  scritte nelle liste di arrivo, siamo andate in albergo. Sono stata  per quattro giorni alloggiata presso l’Hotel Holiday Inn completamente spesata di tutto.
Ho condiviso una camera-appartamento insieme ad altre due ragazze.
Al 99% le ragazze che dividono la camera con te, saranno le stesse au-pairs che vivranno nella tua zona.
Questo comunque è solo l’inizio, perché in un anno conoscerai tantissima gente

Durante il soggiorno a New York ho preso parte a più lezioni orientative che trattavano utilissimi argomenti di pronto soccorso, pedagogia, psicologia.
Trascorsi i quattro giorni ho raggiunto in treno Philadelphia dove sono stata accolta da John, Francesca, Patrick 10 e Kevin 6 che mi aspettavano al binario di arrivo.
Ti preciso che gli organizzatori  formano dei gruppi a New York in base alle ragazze che hanno per destinazione la stessa città…quindi non viaggerai sola.
Oltre alle mie compagne di stanza ero insieme ad altre 6 au-pairs.
Le famiglie ci aspettavano radunate più o meno in un unico gruppo e attendevano di abbracciarci mostrando cartelli coloratissimi di benvenuto con scritto i nostri nomi.
Quel momento è veramente emozionante…e sono sicura che lo sarà anche per te

La Famiglia
Sono stata in una famiglia italo-americana: John è americano mentre Francesca è italiana, originaria di Roma. Si parlava solo inglese, ma è stato fantastico, all’inizio sapree che per ogni esigenza Francesca avrebbe potuto comprendermi.  I figli, Patrick 10 anni e Kevin 6  sono stati come fratelli per tutta la durata del programma (e in un certo modo lo sono ancora). I miei compiti consistevamo nel preparare la colazione per i bambini prima di farli andare a scuola.  Più o meno mi svegliavo intorno alle 7.15 e fino alle 8.45 stavo con loro poi un school-bus passava a prenderli e li riportava a casa alle 16.00. Dalle 16.00 fino alle 18.30-19.00 seguivo le indicazioni che Francesca quotidianamente mi lasciava scritto. I bambini infatti seguivano tutti i giorni della settimana attività sportive e ricreative differenti. Dunque il mio compito era accompagnarli ai centri sportivi e andarli a prendere.A volte la famiglia mi chiedeva di stare con i bambini durante la sera.  Poiché i bambini erano grandi di solito organizzavamo cinema + cena oppure pizza a casa+video cassetta. Di solito le famiglie fanno il possibile per rendere le cose piacevoli sia per l’au-pair che per i bambini. Questo aiuta anche loro a trascorrere una tranquilla serata senza che il loro telefonino suoni ogni 5 minuti. Ogni venerdì sera ricevevo un assegno di 140 dollari e credimi non è poco se pensi che questa somma servirà soltanto per le spese extra. La famiglia infatti mi assicurava vitto e alloggio oltre ad un’auto ( per il cui uso  mi pagava anche la benzina) un cellulare (mi pagava le telefonate locali), l’uso di internet gratuitamente. Quando sono arrivata Francesca si è preoccupata di aprirmi un conto corrente presso la banca locale  per il rilascio della carta di credito. Da quel momento naturalmente sarai tu  responsabile al 100% della gestione.

Scuola e tempo libero
Avendo tanto tempo a disposizione mi ero così organizzata:
Il lunedì, mercoledì e venerdì mattina andavo all’Università della Pennsylvania  mentre il martedì e giovedì frequentavo in un'altra università (Delaware C.College)un corso di pronuncia e perfezionamento della lingua inglese in orario serale. Il mercoledì sera frequentavo un corso di pittura e il sabato mattina prendevo parte a momenti di lettura che si tenevano gratuitamente presso la biblioteca. Durante il tempo libero andavo in palestra e frequentavo la casa internazionale dello studente nel centro di Philadelphia. In questo palazzo di 13 piani oltre agli studenti dell’università della Pennsylvania, vi erano diverse sale ricreative e di scambio culturale.  Dentro c’era un teatro, un cinema (dove trasmettevano a rotazione film internazionali), lo spazio internet, la sala musica (dove si poteva prendere lezioni di piano e altri strumenti musicali su richiesta), un ristorante (dove venivano organizzate dagli stessi studenti cene tema per far scoprire piatti internazionali), una libreria internazionale e tanto, tanto ancora.  Qui ho passato i momenti più belli e ho conosciuto un sacco di studenti provenienti da ogni  parte del mondo.

Vacanze
Io sono stata molto fortunata, ma come me tante altre ragazze che ho incontrato. 
Ogni au-pair infatti ha diritto a due settimane pagate di vacanza durante l’arco del programma, ma nel mio caso le settimane sono state molte di più. Sono arrivata infatti alla fine di giugno e durante il mese di agosto la mia famiglia aveva programmato di andare in Italia. Con il loro permesso, ho potuto invitare dei miei amici italiani in casa loro a trascorrere con me 20 giorni di vacanza.  Durante il mese di dicembre avevano organizzato di andare a trovare alcuni parenti per due settimane. Io per quel periodo sono tornata in Italia dove ho potuto trascorrere le feste di Natale con la mia famiglia e i miei amici.(naturalmente il viaggio l’ho pagato io). Ci sono state poi altre piccole occasioni di break durante il giorno del ringraziamento, durante il ponte di primavera e durante il giorno dell’indipendenza.
Come la gran parte delle Au Pair ho anch’io usufruito del  tredicesimo mese di soggiorno. Al 12 mese l’agenzia di Au Pair in America mi ha spedito a casa l’intera somma della cauzione che avevo versato prima di partire, così questo extra aiuta sicuramente

Ho trascorso 30 bellissimi giorni in giro per l’America e credimi…non importa quanto tempo passerà, ma l’esperienza che ho fatto con Au Pair in America sarà un significativo ricordo di vita che nessuno potrà mai cancellare dalla mia mente.
Spero che questo racconto sia servito a darvi un’idea del programma Au Pair in America dal punto di vista di chi lo ha vissuto direttamente.   Indipendentemente da questo comunque sentitevi libere di scrivermi ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ) per qualunque altra delucidazione.

A presto, Eva

 

 
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